Tuesday, January 20, 2009

La oración por la paz no es de San Francisco




¡Vaya, cuando todavía no nos reponíamos de habernos enterado que a los bebés no los trae la cigüeña de París, ahora nos enteramos que la oración por la paz tampoco es de San Francisco! Tal lo explica la edición diaria de L'Osservatore Romano, Ene-19/20-2009. Al parecer la aludida oración data de principios del 1900, aunque exactamente no dice el diario su autor.



Para motivos prácticos incluimos el artículo completo en italiano.

Le origini del testo attribuito a san Francesco d'Assisi

«L'Osservatore Romano»
e la vera storia della Preghiera semplice


di Egidio Picucci

È eccezionale la diffusione della Preghiera semplice attribuita a san Francesco d'Assisi, conosciuta in tutto il mondo grazie, soprattutto, alla sua spontaneità e al riferimento alle attese più umane. Tradotta in tutte le lingue, è stata ed è recitata nell'ambito di numerosissimi incontri e da eminenti personalità del mondo ecclesiastico, letterario e politico. Dovendo fare una scelta, è sufficiente ricordare che nel 1975 essa fu recitata a Nairobi durante una riunione del Consiglio ecumenico delle Chiese; che nel 1986 fu al centro delle preghiere dei partecipanti all'incontro dei rappresentanti di tutte le religioni, organizzato da Giovanni Paolo ii ad Assisi; che nel 1989 a Basilea aprì il convegno ecumenico europeo.

La preghiera non finirà di stupire madre Teresa di Calcutta, che ne spiegò brevemente l'importanza e invitò a recitarla il giorno in cui a Oslo ritirò il premio Nobel per la pace (1979), rivelando che nel suo istituto si diceva tutti i giorni dopo la comunione; Helder Pessoa Câmara, l'allora arcivescovo di Olinda e Recife (Brasile), la incluse nei "Fogli di strada per le comunità abramitiche"; Margaret Thatcher ne scandì una parte il 4 maggio 1979, giorno della sua nomina a primo ministro; il vescovo anglicano Desmond Tutu (Nobel per la pace 1984), ha confessato che "essa fa parte integrante" della sua devozione; Bill Clinton la inserì nel discorso di saluto a Giovanni Paolo ii all'aeroporto di New York nel 1995, aggiungendo con malcelata fierezza che "molti americani, cattolici e non, la tengono in tasca, nella borsa o nell'agenda".

L'elenco potrebbe continuare a lungo, ma a noi interessa far conoscere solo un aspetto della lunga storia che circonda la preghiera, e cioè il ruolo che ebbe "L'Osservatore Romano" nel farla conoscere al grande pubblico.

Nel 1915, all'indomani della dichiarazione della prima guerra mondiale, Benedetto xv compose una preghiera per la pace, tradotta in francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, russo e polacco, invitando tutti i cattolici d'Europa a recitarla domenica 7 gennaio, nello stesso momento in cui lui stesso l'avrebbe fatto davanti all'altare di San Pietro, insieme ai cardinali e alla curia pontificia.

"In Francia - afferma Christian Renoux, docente di storia all'università di Orléans - il Governo si oppose a tale recita, temendo che il Papa invitasse a pregare per la vittoria del cattolicissimo impero austro-ungarico. Confiscò quindi tutti i foglietti su cui la preghiera era stampata e censurò i bollettini parrocchiali che la riportavano".

Qualche tempo prima, il marchese Stanislas de La Rochethulon, presidente dell'associazione anglo-francese Souvenir Normand - che si qualificava come "opera di pace e di giustizia ideale, ispirata al testamento di Guglielmo il Conquistatore, ritenuto antenato di tutte le famiglie reali d'Europa, per far risaltare il ruolo che ebbero la legge e il diritto stabiliti dai conquistatori normanni" - aveva fatto pervenire al Papa due preghiere per la pace e un cantico dedicato alla Madonna delle Normandie. La prima preghiera era un'invocazione "alla Madonna dei Normanni e ai suoi santi e sante patroni"; la seconda, una "bella preghiera da fare durante la messa", pubblicata da un certo abbé Bouquerel, redattore del settimanale cattolico "La Croix d'Orne", ripresa dal numero di dicembre 1912 del periodico "La Clochette", un rivistina cattolica di carattere devozionale fondata nell'ottobre del 1901, e che si qualificava come "bollettino della Lega della Santa Messa".

Era l'attuale Preghiera semplice - così la chiamò Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto, e così è conosciuta in Italia - apparsa anonima per la prima volta su "La Clochette" ("il campanello"), termine riferito chiaramente al campanello che si suona durante la celebrazione eucaristica. La preghiera piacque sia al Papa che al cardinale Pietro Gasparri, segretario di Stato, anche perché il marchese l'aveva fatta presentare come "preghiera al Sacro Cuore", devozione cara al Papa, il quale, nella preghiera per la pace del 1915, aveva fatto riferimento più volte al Sacro Cuore.

"Su richiesta del Papa (o del cardinal Gasparri) - aggiunge Christian Renoux - la Segreteria di Stato inviò il testo a "L'Osservatore Romano" che lo pubblicò in prima pagina il 20 gennaio 1916, tradotto in italiano, unitamente a una breve informazione esplicativa, intitolata Le preghiere del "Souvenir Normand" per la pace. Il redattore, che fece alcune correzioni secondarie, nonostante scrivesse di presentarla "testualmente nella sua toccante semplicità", spiegava: "Il "Souvenir Normand" ha inoltrato al Santo Padre il testo di alcune preghiere per la pace. Fra le altre ci piace di riportare particolarmente quella diretta al Sacro Cuore, ispirata al testamento di Guglielmo il Conquistatore".

Fu il lancio mondiale della Preghiera semplice. Il 28 gennaio successivo "La Croix" riportò l'articolo del quotidiano della Santa Sede, lasciando inalterato sia il titolo che le informazioni incomplete sull'esatta origine del testo. Per scrupolo il marchese scrisse al giornale per completare le informazioni, ma tacendo volutamente "La Clochette", la prima pubblicazione che l'aveva riportata: egli voleva solo chiarire che non era stata composta dal "Souvenir Normand". Sorvolando sulle vicende legate alla famosa Preghiera (traduzioni, adattamenti, titoli); sulle interminabili ricerche dell'autore (tuttora sconosciuto); sul perché dell'attribuzione a san Francesco, vogliamo sottolineare che la preghiera ha avuto quel successo mondiale che si augurava il cardinal Gasparri in una lettera del 24 gennaio 1916 al marchese Stanislas de La Rochethulon, e auspicato dal Papa, secondo quanto si legge su quel numero del giornale del Papa: "Il Santo Padre si è sommamente compiaciuto di questa commovente preghiera che sarebbe da augurarsi trovasse un'eco in tutti i cuori e fosse l'espressione del sentimento universale".

(©L'Osservatore Romano - 19-20 gennaio 2009)